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Notizie

In un centinaio di ospedali, dal 15 al 19 marzo, visite gratuite

 

DIAGNOSI E CURA DEI NODULI TIROIDEI

 

I disturbi della tiroide riguardano il 10% della popolazione, in particolare le donne e gli anziani. Per sottolineare l’importanza di una diagnosi precoce in una patologia così diffusa, il Club delle U.E.C, (Associazione delle Unità di Endocrinochirurgia Italiane) e l'A.I.T. ( Associazione Italiana della Tiroide), con il patrocinio del Ministero della Salute, della SIMG (Società Italiana di Medicina Generale) e Cittadinanzattiva, hanno programmato dal 15 al 19 marzo la Settimana nazionale della tiroide. L’iniziativa offre la possibilità di sottoporsi a delle visite specialistiche gratuite in un centinaio di ospedali, previa prenotazione nell’ambulatorio più vicino, telefonando al numero verde 800.199.894.

Si calcola che saranno oltre 5mila coloro che nel corso della Settimana della tiroide potranno usufruire di una visita endocrinologica.

“Grazie a questa campagna rivolta al pubblico - fa presente il professor Paolo Miccoli dell’Università di Pisa - sarà possibile formulare in molti pazienti delle diagnosi precise sulla natura dei noduli tiroidei, distinguendo quelli da sottoporre a terapia farmacologica da quelli che invece richiedono un trattamento chirurgico”.

La chirurgia della tiroide dispone oggi di tecniche mininvasive, come la Mivat, che consente l’asportazione dei noduli con  una incisione di appena 1 centimetro e mezzo, lasciando una cicatrice di pochi millimetri. Impiegando un bisturi ad ultrasuoni e a bassa dispersione di calore, si riduce anche il rischio di danni alle corde vocali.

g.d.

 


 

Aumentano i pazienti, scarseggiano i farmaci

 

MALATTIE PIU’ “ORFANE” CHE “RARE”

 

Domenica 28 febbraio è la Giornata dedicata a coloro che soffrono di malattie “rare”, ma che sarebbe più giusto chiamare “orfane”, poiché negli ultimi anni il numero di questi pazienti in tutti i Paesi del mondo è notevolmente aumentato, mentre non c’è stato un adeguato impegno da parte delle case farmaceutiche per una ricerca specifica in campo terapeutico, come invece è avvenuto per altre malattie più comuni.

Se prendiamo in considerazione due di queste patologie definite “rare”, si scopre che nel nostro Paese la malattia di Anderson/Fabry ha un’incidenza variabile, regione da regione, di 1 caso ogni 40/117mila abitanti e che l’Angioedema ereditario colpisce in tutto il mondo (Italia compresa) 1 persona ogni 10/50mila, senza differenze di etnia, età e sesso.

La malattia di Anderson/Fabry è dovuta ad una anomalia genetica che impedisce il processo di demolizione nelle cellule dei prodotti di scarto per mancanza di un enzima (l’alfa galattosidasi A). I sintomi sono: dolore, alterazioni cutanee, disturbi gastrointestinali, cardiaci e neurologici.

Anche l’Angioedema ereditario è un’alterazione genetica che impedisce la sintesi o il corretto funzionamento di una proteina (C1-INH) che regola con la bradichinina il flusso di liquidi dai vasi sanguigni ai tessuti circostanti. Si manifesta con edemi su tutto il corpo.

Solo da qualche anno, per curare la malattia di Anderson/Fabry, è disponibile un farmaco molto specifico (replagal) da somministrare per infusione endovenosa, con possibilità ora di curarsi anche in casa, oltre che in ospedale, grazie al programma fabry@home, già attivo in Lombardia. Si è costituito anche un Gruppo italiano di questi pazienti con un loro sito internet (www.fabryonlus.org).

B.P.

 


 

Una testimonianza dell’attore Roger Moore

 

LA SINCOPE PUO’ MANIFESTARSI

CON UN SEMPLICE SVENIMENTO

 

Problemi di cuore anche per Roger Moore, uno dei più famosi interpreti dell’agente segreto James Bond. Alcuni anni fa, mentre recitava in un teatro di Londra venne colpito da una sincope, cioè da un grave attacco cardiaco, salvandosi in extremis per il pronto intervento di un medico che si trovava tra gli spettatori in platea.

Da allora, l’attore inglese è diventato testimonial dell’Associazione internazionale Stars, impegnata in una campagna di sensibilizzazione su come devono comportarsi i malati a rischio di sincope. Da noi la stessa associazione ha su internet due punti di riferimento: www.stars-italia.eu e www.ilcuorediroma.org con Arrythmia Allliancè.

“Agli inizi la sincope - spiega il cardiologo Massimo Santini -  si manifesta con un semplice svenimento e perdita di conoscenza. Sintomi a cui va incontro, almeno una volta nella vita, metà della popolazione e la cui vera causa nel 34% dei casi non viene  diagnosticata, con un rischio del 20% di serie malattie cardiache e conseguente morte improvvisa, se non s’interviene  al più presto”.

Solo di recente sono state definite delle linee guida internazionali che prevedono il ricorso ad un sistema di monitoraggio cardiaco con un dispositivo che viene posizionato sotto la cute nella regione pettorale dei soggetti a rischio di sincope. Dall’esame dei dati raccolti, il cardiologo è in grado di fare una diagnosi precisa ed eventualmente passare, nei casi di grave aritmia,  all’impianto di un pacemaker o di un defibrillatore.

g.c.s.

 


 

Da un sondaggio condotto in Italia risulta che a 14 anni una ragazza su sei ha già fatto l’amore

 

LA “PRIMA VOLTA” DELLE ADOLESCENTI

 

Per i giovani d’oggi fare l’amore è senz’altro più facile di un tempo, nel senso che l’intimità fisica è notevolmente aumentata, sia da parte dei ragazzi che delle ragazze. Una precocità sessuale anticipa inevitabilmente la “prima volta” , ma rischia di renderla meno soddisfacente di quanto una giovane donna si aspetti. Inoltre, alla delusione iniziale si accompagnano spesso i rischi di una conoscenza molto scarsa in tema di contraccezione.

Un sondaggio promosso in Italia dalla Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo), nell’ambito del programma d’informazione contraccettiva “Scegli tu”, ha rilevato, intervistando 600 adolescenti, notizie piuttosto sconcertanti sulle loro abitudini sessuali.

Una ragazza su sei dichiara di aver già fatto l’amore a 14 anni, mentre per sei ragazze su dieci il primo rapporto completo avviene tra i 15 e i 18 anni. Giovanissime e inesperte, poiché quattro su dieci non usano alcuna protezione. Un comportamento piuttosto rischioso, dal momento che la metà circa (47%) ha cambiato quattro partner dopo il primo.

Il 31% delle intervistate dice di aver vissuto la “prima volta” a casa dei genitori di lui, il 26% a casa dei propri genitori, il 19% in auto, l’11% all’aperto, il 2% in una discoteca, ma il dato che appare più trasgressivo è un 10% a scuola, quindi nella maniera meno naturale e con il pericolo di essere scoperta.

“Per tutte queste giovani adolescenti occorre una maggior tutela - fa presente Vincenzina Bruni, docente di ginecologia dell’infanzia all’Azienda ospedaliera di Careggi (Firenze) - tenuto conto che solo il 7%  si rivolge a un ginecologo per avere una prescrizione contraccettiva mirata”.

Informazioni utili si possono trovare nell’opuscolo “Prima volta: consigli per l’uso”, redatto dai ginecologi della Sigo e disponibile dal mese di febbraio in tutti i consultori, ma che può essere  scaricato anche  dal sito www.sceglitu.it.

Giancarlo Sansoni

 


 

 

A Rozzano una  raccomandazione per i giovani che fanno sport

 

CHI FUMA RESTA IN PANCHINA

 

L’Istituto clinico Humanitas è sceso in campo con una campagna antifumo rivolta ai giovani che fanno sport, lanciando uno slogan molto esplicito: “ Chi fuma resta in panchina”.  L’iniziativa, sostenuta da Astra Zeneca, ha il patrocinio del Comune di Rozzano e del Centro sportivo locale.

Presso l’Ospedale opera già un team di specialisti, coordinato dalla dottoressa Licia Siracusano, che propone percorsi personalizzati per smettere di fumare.

Purtroppo, il tabagismo è una tendenza ancora molto presente in Italia. Da un’indagine Doxa risulta che i fumatori sono complessivamente 13 milioni (7,1 milioni uomini e 5,9 milioni donne) con un aumento nel 2009 di 2 milioni rispetto all’anno precedente. Ma ciò che più preoccupa è il dato (57%) dei fumatori di età compresa tra i 15 e i 24 anni.

“Il nostro Centro sportivo -  dichiara il presidente Massimo Achini - ha per sua vocazione la difesa dei valori dello sport, inteso come momento di educazione, d’impegno e di aggregazione sociale. Noi crediamo molto in questo progetto di Humanitas poiché riteniamo che il vizio del fumo, oltre ad essere causa di gravi malattie, è un vero e proprio nemico delle prestazioni atletiche”.

Bruno Pieroni

 


 
 

 

CON L’ ESAME DEL DNA

DIAGNOSI PREVENTIVE

 

Dal mese di dicembre è disponibile in Italia “MyGeneSis”, un innovativo servizio di consulenza genetica, che partendo dall’esame del DNA è in grado di  diagnosticare in anticipo la predisposizione a malattie dell’area cardiovascolare, diabete di tipo 2, osteoporosi, tumori di diversa localizzazione e gravi forme degenerative. Per l’esame è sufficiente che il medico di famiglia prelevi al paziente un po’ di saliva su un tampone  da inviare ai laboratori di analisi. Il referto genetico indica una percentuale obiettiva di rischio nei confronti della malattia in esame e consente di prendere, in accordo con il medico curante, le opportune precauzioni, sottoponendosi a indagini più approfondite.

La genomica è una disciplina, nata alla fine degli anni ’70, che studia il genoma degli esseri viventi. Esistono ormai in tutto il mondo laboratori con apparecchiature molto sofisticate in grado di decodificare il DNA, in altri termini una lettura del nostro “manuale delle istruzioni”. Il DNA, identico al 99,9% in tutti gli esseri umani,  presenta però alcune alterazioni che identificano l’individuo. E sono proprio queste alterazioni che possono predisporre una persona a soffrire di determinate malattie.

I test genetici utilizzati nel programma “MyGeneSis” sono stati messi a punto  da un board scientifico di grande prestigio, con risultati molto attendibili.

Per informazioni più precise su questo sistema di prevenzione segnaliamo il sito info@mygenesis.it

g.c.s.

 


 
 

 

Rivoluzione nella lotta contro la droga

 

PER I TOSSICODIPENDENTI

UNA TERAPIA A DOMICILIO

 

Quei tossicodipendenti che decidono di sottrarsi alla droga, hanno oggi la possibilità di farlo restando in casa, grazie anche alla disponibilità di un farmaco appropriato.

Da una recente indagine condotta in tutta Italia da Salute GfK Eurisco risulta che sono ormai 3 su 4 coloro si curano nelle proprie abitazioni, ritirando una volta alla settimana, presso uno degli oltre 600 Servizi di tossicodipendenza distribuiti su tutto il territorio nazionale, la dose necessaria di un nuovo composto (buprenorfina e naloxone) dalle caratteristiche tali che ne rendono difficile un uso improprio e al tempo stesso impossibile lo spaccio sul mercato clandestino.

Ci troviamo di fronte ad una vera e propria rivoluzione nella lotta contro la droga, con vantaggi notevoli di tipo socio-economico.  L’affido del farmaco a domicilio responsabilizza in prima persona il paziente, migliorando anche l’efficacia della terapia, con possibilità di tornare in breve tempo ad una vita normale.

“Potersi curare a casa, in un contesto rassicurante” fa presente la psicologa e psicoterapeuta Gianna Schelotto “senza il controllo quotidiano degli operatori sanitari, permette al tossicodipendente di inscrivere i propri comportamenti in un quadro d’insieme, nel quale agisce in sintonia con gli altri, pur restando libero delle proprie scelte. Tutto ciò aiuta ad aumentare il senso di responsabilità e a sentirsi parte attiva di un possibile processo di cambiamento”.

Bruno Pieroni

 


 
 

 

ANGIOPLASTICA CORONARICA

CON NUOVO STENT MEDICATO

 

Chi soffre di cardiopatia ischemica per una occlusione dei vasi che portano sangue ossigenato al cuore e deve sottoporsi a un intervento di angioplastica può oggi utilizzare uno stent medicato di nuova generazione (Xience Prime) che riduce notevolmente il rischio di una ristenosi della coronaria con placche ateromatose.

Si tratta di un dispositivo estremamente flessibile, in lega di cobalto e cromo, che una volta posizionato in corrispondenza del vaso ostruito, si apre e assume la forma di una gabbia cilindrica. I fili metallici che lo compongono hanno un diametro di appena 80 millesimi di millimetro, quindi molto più sottili di quelli finora impiegati negli stent, con notevoli vantaggi: un minore intralcio per lo scorrere del sangue, ridotta turbolenza delle piastrine e conseguente minor rischio di coaguli ematici (trombosi). Inoltre, il dispositivo è in grado di rilasciare everolimus, farmaco di sicura efficacia nel trattamento delle cardiopatie.

“Da uno studio (Spirit IV) effettuato su 3.690 pazienti che utilizzano il nuovo stent - fa presente il professor Antonio Bartorelli, direttore della Cardiologia interventistica al Centro Monzino di Milano - è emerso che 12 mesi dopo l’impianto eventi avversi come la trombosi da stent si riducono allo 0,29%, rispetto all’1,06% degli stessi eventi registrati con l’impiego di altri dispositivi. Poca differenza per un numero limitato di cardiopatici, ma che sui grandi numeri può salvare molte vite”.

g.c.s.

 


 
 

 

MALATTIE REUMATICHE

LA RICERCA CONTINUA

 

Per sostenere concretamente quel settore della medicina che si occupa di malattie reumatiche opera da qualche anno la Fondazione italiana per la ricerca sull’artrite (Fira), presidente il professor Marco Reboa, docente all’Università di Castellanza (Varese). La Fondazione ha ottenuto di recente il riconoscimento Onlus, poiché senza fini di lucro persegue obiettivi di utilità sociale. E per meglio sensibilizzare l’opinione pubblica si è gentilmente prestata come testimonial Carla Fracci, la regina in Italia della danza classica. “Ho accettato con entusiasmo questa testimonianza - ha detto l’artista - poiché  nella professione di una ballerina un’artrite può compromettere tutta la carriera”.

Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha fatto notevoli passi avanti nell’identificare le cause di alcune malattie reumatiche e nella sperimentazione di nuovi presidi terapeutici, ma molto resta ancora da fare e la ricerca continua.

Gli studi sul sistema immunitario hanno chiarito il ruolo dei linfociti T e B nella patogenesi delle malattie autoimmuni sistemiche. La conseguente scoperta che le citochine e le interleuchine sono mediatrici del sistema immunitario e delle infiammazioni in genere, ha dato avvio all’utilizzazione di nuove categorie di farmaci. Si sono individuati anche dei biomarcatori che consentono diagnosi precoci e interventi mirati. L’ecografia e la risonanza magnetica migliorano la valutazione dei pazienti con malattie articolari, mentre la Pet viene utilizzata nell’artrite reumatoide. Non mancano nuove molecole di sintesi che agiscono con efficacia nelle diverse forme reumatiche, mentre i farmaci biologici, colpendo quei bersagli specifici che sono responsabili della malattia, presentano minori effetti collaterali.

g.c.s.